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BERGAMO – Lei da sola ha salvato venti famiglie. Non è un’eroina dei fumetti ma una cagnolina di razza shitzu, che abbaiando ha salvato un intero condominio in cui era scoppiato un incendio. È successo domenica mattina alle 4 in una palazzina di cinque piani in via Foscolo a Bergamo. Un corto circuito al quadro elettrico dell’edificio ha provocato un incendio, il cui fumo ha presto riempito le scale della palazzina, dove le venti famiglie stavano dormendo ignare.
L’ALLARME DI SOFI – L’unica ad accorgersi di quanto stava accadendo, grazie al suo fiuto canino, è stata la cagnolina Sofi, che ha cominciato ad abbaiare, svegliando il suo padrone Pierfranco Vitali, di professione guardia giurata. L’uomo, dopo i primi attimi di sorpresa, si è accorto di quanto stava accadendo e anche che la situazione era già grave. Il fumo che aveva riempito le scale era così denso che era impossibile passare. L’uomo ha allora avvisato il 115 e ha bussato a tutte le porte, i cui inquilini si sono messi in salvo sui balconi in attesa dei soccorsi.
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Abbaiare per dire No all’abbandono di animali. E’ l’invito di ‘Turisti per caso’ che, con Syusy Blady e Patrizio Roversi, sta organizzando un ‘flash mob’ contro l’abbandono di animali in quattro luoghi simbolo d’Italia: parco Sempione a Milano, Villa Borghese a Roma, il lungomare di Rimini nei pressi del Gran Hotel e la spiaggia di Mondello a Palermo. All’iniziativa aderisce anche la LAV.
Partecipare è semplice: alle ore 19.00 di venerdì 29 luglio per circa un minuto i convenuti dovranno abbaiare più forte che possono, portando con sé anche i propri cani affinché si uniscano al coro.
‘Turisti per caso’ chiede di registrate filmati dei ‘cori’ e inviarli alla redazione sul sito www.turistipercaso.it o sui canali facebook, twitter e youtube della trasmissione.
Le testimonianze video saranno raccolte e assemblate per realizzare uno spot contro l’abbandono di animali.
Per tutte le informazioni: www.turistipercaso.it/animali/62717/un-flash-mob-per-gli-animali.html
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Associazione amici degli animali nel sociale organizza a Malga San Giorgio di Boscochiesanuova in provincia di Verona in piena LESSINIA, 3 domeniche con cani e asini e dimostrazioni cinofile di vario tipo.
L’evento è dedicato particolarmente alle famiglie: genitori e figli che intendono trascorrere qualche ora piacevole in montagna e a contatto con gli animali.



Sette rapaci tra i quali tre gufi reali, falchi, barbagianni, due linci, tre lupi e due istrici sono stati posti sotto sequestro dal Corpo Forestale dello Stato, su segnalazione della LAV: è accaduto al parco «Al Bosco» di Romagnano di Grezzana (Verona), dopo una lunga fase di accertamenti. Il provvedimento di sequestro è stato firmato dal gip Monica Sarti su richiesta del pm Paolo Sachar, e ora i due titolari del Parco, un uomo e una donna, dovranno rispondere di detenzione di animali incompatibile alla natura e di maltrattamenti.
La LAV intende costituirsi parte civile nel procedimento, per garantire giustizia a questi animali che ora sono stati trasferiti in altre strutture mentre quelli rimasti nel Parco sono stati dati in affido giudiziario a una veterinaria del distretto dell’Asl di Grezzana.
“Con questa brillante operazione il Corpo Forestale dello Stato ci permette di smascherare una struttura che risulterebbe operare al di fuori dei limiti della legalità utilizzando animali a fini di lucro, anche di specie particolarmente protette, e detenendoli in condizioni assolutamente incompatibili, sia dal punto di vista fisico che ambientale”, afferma Nadia Masutti, responsabile nazionale LAV Settore Circo, Zoo ed Esotici.
“Appare particolarmente grave che per troppo tempo questa struttura abbia potuto fregiarsi del titolo di “parco faunistico” che le ha permesso di interagire con le istituzioni scolastiche tanto da diventare una meta didattica per numerose scolaresche – dichiara Lorenza Zanaboni della LAV Verona – Riteniamo impensabile offrire alle giovani menti un messaggio così distorto della natura, dove ad esempio i rapaci notturni sono costretti alla luce del sole, legati ad una zampa, pur di offrire un discutibile spettacolo.”
“Ci chiediamo quanti di questi complessi esistano sul nostro territorio, di difficile mappatura, e in quanti di questi si rasenti il maltrattamento animale, fornendo peraltro ai visitatori un messaggio fuorviante del rapporto con la natura”, conclude Nadia Masutti.
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Da gennaio la LAV ha lanciato la campagna per ottenere il mantenimento del divieto, previsto per il 2013, di fare e commercializzare cosmetici testati su animali in Europa, iniziativa sostenuta e rafforzata durante le giornate nazionali, che hanno visto il supporto di tutte le sedi locali e i punti di riferimento dell’associazione. Un grande successo che ha permesso di raccogliere più di 50 mila firme e ha visto coinvolti anche numerosi personaggi dello spettacolo e della cultura, come Massimo Gramellini (vicedirettore La Stampa), Nando Dalla Chiesa (sociologo), Daniela Poggi, Corinne Clery, Massimo Bonetti (attori), Paola Maugeri (vj), Maria Mazza (showgirl) e altri ancora. Ringraziamo tutti i volontari che hanno reso possibile raggiungere questo notevole risultato e i firmatari che hanno creduto in questa causa.
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Purtroppo il pericolo del possibile slittamento di questo divieto non è stato colto da molti e ci ha visto praticamente soli a combattere nel nostro Paese, senza il sostegno di importanti Istituzioni e associazioni direttamente coinvolte come UNIPRO. Anche a livello europeo le firme raccolte a sostegno di questa campagna sono tantissime, più di 48 mila, hanno partecipato molti personaggi noti tra cui Paul McCartney.
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“Questa operazione è l’ennesima conferma della pericolosità sociale delle organizzazioni criminali dedite alle corse clandestine”. Lo afferma Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV, commentando la notizia dell’operazione “Pista di sabbia”, dell’Arma di Messina che ha portato all’esecuzione di 20 ordinanze di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata all’organizzazione di corse clandestine di cavalli e maltrattamento di animali.
“Le inchieste degli ultimi anni dimostrano ampiamente la regia della criminalità organizzata dietro le corse clandestine. - prosegue Troiano – Tra le operazioni di maggiore rilievo quella denominata “Big Horse” del 2004, l’operazione “Diomede” del 2005, le operazioni “Zodiaco” del 2006 e “L’Arcangelo” del 2007, la “Morus” e la “Febbre di cavallo” del 2009: i reati contestati nelle varie operazioni sono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, ricettazione e frode in competizione sportiva, esercizio abusivo della professione veterinaria, maltrattamento di animali. Altre inchieste hanno dimostrato che nelle illegalità legate al mondo dell’ippica sono coinvolti clan di spessore criminale di primo livello, come i Casalesi, i Labate, i Santapaola, il clan mafioso del rione Giostra di Messina, il clan Spartà della provincia di Messina, i Parisi, i Capriati e gli Strisciuglio di Bari, i Ferrera di Catania”.
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“Fermiamo la strage di agnelli e capretti di cui l’Italia diventa crudele teatro in occasione della Pasqua. Ci rivolgiamo ai tanti milioni di italiani che amano gli animali e vogliono vederli rispettati affinchè non si rendano complici di questa barbarie”.
Con queste parole il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla e il professor Umberto Veronesi, insieme con le personalità del mondo dell’industria, della cultura e dello spettacolo, promotori del movimento “La coscienza degli animali”, si sono rivolti agli italiani per fermare ‘la mattanza’ di agnelli e capretti che ogni anno, nel periodo pasquale, tocca il suo triste apice.
“Si tratta – ha spiegato il Ministro Michela Vittoria Brambilla, prima animatrice del movimento La Coscienza degli Animali – di una tradizione crudele e superata, moralmente condannabile. Occorre mettere in discussione simili consuetudini che sono sintomo di arretratezza morale e che non possono più trovare spazio nella nostra cultura: mangiare la carne, mangiare agnelli e capretti, è davvero un oltraggio al mondo animale. In questo periodo dell’anno, inoltre, si pone in maniera ancor più incalzante il problema della macellazione rituale, che prevede lo sgozzamento dell’animale senza stordimento. Una pratica sanguinaria, che impone indicibili sofferenze alle vittime. Io ritengo che l’Italia dovrebbe dotarsi di uno strumento legislativo che metta fine anche a questa terribile pratica. E’ un doveroso atto di civiltà, perché non ci può essere tolleranza nei confronti di simili crudeltà, compiute con il pretesto di una prescrizione religiosa che non possiamo accettare.”
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Due famiglie italiane su dieci festeggeranno la Pasqua senza crudeltà, scegliendo un menu vegetariano. E per l’occasione la LAV propone, su Cambiamenu.it, tanti piatti prelibati privi di ingredienti di origine animale e risparmiare così la vita dei circa 700.000 agnelli e capretti macellati ogni anno nel nostro Paese per questa ricorrenza religiosa.
Ecco allora un “assaggio” del menu proposto dalla LAV: zucchine e carote al sesamo in insalata, in sottilissimi veli, per accogliere il commensale con delicatezza. Poi un solido Primo della tradizione mediterranea: spaghetti alla chitarra ai pomodorini secchi. Come Secondo un piatto che stupirà anche gli scettici: tofu e patate all’erba cipollina.
Per esaltare la tradizione gastronomica regionale, possiamo deliziare amici e parenti con il fagottino di carasau – vanto della Sardegna panificatrice – ripieno di carciofi e spinaci. Per concludere un must dei dolci senza ingredienti animali: il crumble di mele, sempre gradito da grandi e piccini. Queste ricette – frutto della collaborazione con la Brac, libreria, caffè (cappuccini di soia da 10 e lode) e cucina, di Firenze – sono disponibili sul sito Cambiamenu.it.
L’accresciuta preferenza per il menu cruelty free è confermata anche dal recente “Rapporto Italia Eurispes” secondo cui gli italiani che hanno già scelto di essere vegetariani sarebbero circa 7 milioni, e le previsioni sono ancora più ottimiste: Eurispes pronostica 30 milioni di vegetariani nel 2050, cioè un italiano su due.
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(Di M. Kuan*) Anche i topi si fanno “belli” con le iniezioni di botulino. Può sembrare surreale e invece accade davvero: la tossina botulinica, la proteina più tossica finora conosciuta, utilizzata come preparazione farmacologica e in medicina estetica, è testata su centinaia di migliaia di topi vivi. Questi animali soffrono e muoiono nei laboratori italiani ed europei per sperimentare la proteina neurotossica prodotta dal batterio Clostridium botulinum, in diverse tipologie per differenti usi: in Italia nel 2004 è stata approvata come farmaco per uso estetico, è approvata in più di 80 paesi, con diverse indicazioni terapeutiche. Per i topi non c’è scampo: muoiono dopo lente agonie e spasmodiche convulsioni in seguito all’iniezione di alti dosaggi del principio cosmetico che paralizza lentamente il sistema respiratorio e porta a morte dopo ore di progressivo soffocamento; se sopravvive all’esperimento, al termine della procedura viene comunque ucciso.
Studi condotti su animali per applicazioni terapeutiche sostenevano che la tossina botulinica potesse raggiungere il midollo spinale ed esercitare effetti sul suo funzionamento, ma investigazioni sull’uomo (pubblicate su Neurology) hanno confermato l’inattendibilità dei risultati dei test condotti su animali. Il problema riguarda non solo il botox, ma tanti altri prodotti: da decenni una parte crescente del mondo scientifico lamenta l’inattendibilità del modello animale a fini sperimentali a causa dell’estrema variabilità dei risultati da specie a specie, molte ricerche lo confermano e hanno portato all’indispensabile sviluppo di test alternativi: eppure ancora oggi migliaia di animali (topi, cavie, conigli) sono sottoposti a test cosmetici che non solo infliggono loro sofferenze e morte, ma non offrono garanzie di sicurezza ai consumatori.
2013: scadenza da rispettare
Il 2013 è l’anno decisivo: dopo un iter travagliato, la Direttiva UE sui cosmetici prevede, dopo l’11 marzo 2013, il divieto totale dei test cosmetici su animali, ma con una possibilità di slittamento di altri 10 anni se non saranno stati sviluppati test alternativi adeguati. Parlamento e Commissione UE potrebbero seguire il discutibile parere di esperti che sembrano favorevoli a un ulteriore slittamento del divieto. La LAV (ww.lav.it) vuole scongiurare questo rischio, che comporterebbe un ritardo nel progresso della ricerca e in termini di sicurezza, e per migliaia di animali ancora sofferenze e morte: il 2-3 e 9-10 aprile sarà in tante piazze d’Italia con unapetizione rivolta alle istituzioni UE e nazionali affinché il divieto totale dei test cosmetici sia rispettato. Per tutti sarà disponibile la nuova “Guida pratica ai cosmetici non testati su animali”.
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Lo scorso 24 marzo la Jury d’Ethique Publicitaire (JEP) ha dichiarato ingannevole la pubblicità che la European Fur Breeders’ Association (EFBA) ha pubblicato su Parliament Magazine, rivista che illustra le attività delle istituzioni europee, disponendo all’inserzionista di modificare la pubblicità o in alternativa di ritirarla definitivamente.
L’Autorità garante ha ritenuto ingannevole la pubblicità EFBA intitolata: “Perché è eco-friendly indossare una pelliccia” con la motivazione che “l’affermazione “eco-friendly” è una dichiarazione assoluta che indica implicitamente che il prodotto non ha alcun impatto ambientale in ogni fase del suo ciclo di vita, cosa che in realtà non è il caso della pelliccia animale (in quanto questo prodotto ha un impatto negativo sull’ambiente)”.
La denuncia al Garante dell’Etica Pubblicitaria era stata presentata, a seguito della pubblicazione della campagna pubblicitaria EFBA sul Parliament Magazine del 7 marzo scorso, dall’associazione belga GAIA (Global Action in the Interest of Animal) componente, insieme alla LAV, della Fur Free Alliance la coalizione internazionale che riunisce circa 40 associazioni animaliste impegnate nella lotta contro lo sfruttamento degli animali per la produzione di pellicce.
L’Autorità garante belga ha quindi ritenuto ingannevole per il consumatore il messaggio pubblicitario divulgato dalla EFBA, confermando che la produzione di pelliccia animale ha un impatto negativo sull’ambiente. Secondo la JEP, il fatto che l’EFBA abbia cercato di attribuire una etichetta “green” alla pelliccia animale ha integrato la violazione degli articoli 1, 3 e 7 delCodice della Pubblicità Ambientale e dell’articolo E1 del Codice della Camera di Commercio Internazionale.
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