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Categoria: mondo

«Happy feet» pronto a tornare a casa

Il pinguino imperatore che si era perso in Nuova Zelanda ora è pronto a tornare allo stato selvatico. Abituato a vivere nel posto più a sud dell’emisfero, a circa – 50 gradi centigradi, era capitato in quel posto così lontano dove da ben 44 anni non si vedeva un animale del genere.
A 4000 KM DA CASA -Era stato trovato il 20 giugno scorso a Peca Peca Beach e subito la storia del pinguino imperatore capitato misteriosamente a 4000 km da casa aveva fatto il giro del web e del mondo. Trasferito allo zoo di Wellington, dove è stato curato dopo essersi ammalato per aver mangiato sabbia scambiandola per neve, grazie alle attenzioni ha guadagnato peso, mettendo su oltre 4 chili e ora, dopo una lunga convalescenza, sta bene. E presto potrà ritornare nell’oceano.

STAR DEL WEB -L’animale è continuamente ripreso da un web camera ed è diventato una piccola star del web con un seguito di più di 120 mila persone e gruppi dedicati su Facebook e Twitter. Il suo nome d’arte è «Happy Feet», dal lungometraggio d’animazione 3D del 2006 firmato da George Miller. La pellicola parlava del piccolo pinguino Mambo, a cui era toccato in dote un eccezionale talento nella danza al posto delle normali dote canore di cui sono dotati i pinguini. Una storia di diversità, insomma, come del resto quella di questo tenero animale che perde la strada di casa e si trova in un ambiente così differente dal suo habitat naturale, solo e diverso in un mondo che non gli appartiene.
TORNARE NELL’OCEANO – I responsabili dello zoo di Wellington sostengono che Happy Feet sia in gran forma: «Gli abbiamo costruito una mini ghiacciaia per consentirgli una temperatura adeguata, è ingrassato e gioca con il termometro». Le cure sono state possibili grazie a una campagna di raccolta fondi che ha provveduto a racimolare la cifra di 10 mila dollari, ma per ultimare il salvataggio saranno necessari altri fondi. L’obiettivo ora è restituirlo alla sua vita, lontano dai riflettori.

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Grand Cayman, il ritorno dell’iguana blu

Quasi estinta, ora in buona salute. È lieto l’epilogo di una storia di conservazione che ha come protagonisti l’iguana blu (Cyclura lewisi), imponente rettile che sfiora il metro e mezzo di lunghezza per 14 chili di peso, e l’uomo moderno. La prima regna sull’isola caraibica di Grand Cayman, e su una popolazione numerosa, per milioni di anni. Il secondo porta gatti, cani, nuovi parassiti, macchine e distrugge sistematicamente buona parte dell’habitat naturale.

DALL’ESTINZIONE AL RECUPERO – Nel 2002 meno di 25 iguane blu vivono ancora in libertà: un numero talmente sconfortante che gli scienziati dichiarano il più grande animale terrestre nativo dell’isola «quasi totalmente estinto». Ma la speranza (degli ambientalisti) non muore. Con l’aiuto di Ong locali e internazionali viene messo in piedi il Blue Iguana Recovery Program che nel giro di 9 anni moltiplica la popolazione dell’imponente lucertolone di ben 20 volte. Oggi nella Riserva di Salina vivono allo stato selvatico più di 500 esemplari.

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Baby leopardi e pantere nelle valigie…

Trafficante bloccato all’aeroporto

Aveva riempito le sue valigie di cuccioli di leopardi, pantere, scimmie e perfino di un orso. E come se nulla fosse ha cercato di imbarcarsi, con tanto di biglietto di prima classe, su un volo diretto a Dubai. Ma le autorità di sorveglianza dell’aeroporto di Bangkok, in Thailandia, lo hanno fermato per tempo e gli hanno sequestrato tutti i piccoletti, affidandoli alle cure dei veterinari. L’uomo, un 36enne con cittadinanza degli Emirati Arabi Uniti, è stato bloccato mentre si trovava in fila per il check in da alcuni agenti in incognito impegnati proprio sul fronte della lotta al traffico di animali. Lo stavano tenendo d’occhio da tempo e quando sono stati certi di avere a che fare con un trafficante, sono usciti allo scoperto e lo hanno ammanettato.

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A rischio il 13% di tutti i volatili del mondo

Il 13 per cento delle specie di volatili esistenti al mondo e’ a rischio di estinzione. E tra questi a rischiare la scomparsa in tempi stretti, qualora non si riesca a correre in fretta ai ripari, c’e’ l’otarda maggiore indiana, nome scientifico Ardeotis nigriceps, uno degli uccelli più’ grandi del pianeta con il suo metro di altezza e un peso che può arrivare a 15 chili. E’ questo il non incoraggiante scenario che emerge dalla nuova Lista Rossa dello Iucn, l’International Union for Conservation of Nature, realizzata da BirdLife International e a cui, per l’Italia, ha collaborato la Lipu. I numeri rendono piuttosto – e tristemente – bene l’idea: sono 1.253 le specie di uccelli minacciate a vari livelli di estinzione, pari appunto al 13% del totale.
Le specie a maggior rischio

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CACCIA E CEMENTO – Ma sul banco degli imputati, e questo vale un po’ per tutte le specie che hanno trovato posto nella red list, c’è anche l’uomo: la caccia indiscriminata praticata in alcune aree del pianeta, l’inquinamento, l’urbanizzazione che avanza, la deforestazione e il consumo di fasce sempre più’ ampie di territorio a bosco sono indubbiamente tra le principali cause della scomparsa di un numero così ingente di volatili. «In un mondo sempre più affollato – ha detto Leon Bennun, direttore Science and Policy di BirdLife International, in occasione della diffusione dei dati – specie che necessitano di grandi spazi come l’otarda maggiore indiana sono molto penalizzate. Tuttavia, sarà l’uomo l’unico a perdere nel lungo periodo, visto che i servizi che la natura ci fornisce stanno iniziando a scomparire». «Gli uccelli sono utili indicatori della salute degli ecosistemi – ha aggiunto Stuart Butchart, Global Research and Indicators Coordinator di BirdLife International –. I cambiamenti che abbiamo documentato in questo aggiornamento della Lista rossa contribuiranno al ‘Red list index for birds’, una misura dei trend nello stato del pianeta utilizzato dai governi e dalle Nazioni Unite».

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Le zanzare ti fanno stalking? Difenditi con un «eco-killer»

Duemila zanzare sterminate in una notte. Ma il bello è che questo insetticida lo ha inventato Madre Natura. I killer «ecologici» delle zanzare non sono prodotti chimici o zampironi, bensì i pipistrelli, piccoli mammiferi che in Italia sono a rischio di estinzione per colpa dell’inquinamento, dell’uso dei pesticidi e della scomparsa, nelle città, dei luoghi in cui amano nascondersi, come fessure e sottotetti. E allora per cercare di salvarli è nato un progetto che chiede, a chi può, di dar loro una casa. Come? Con una “bat box”, una casetta di legno, da appendere sul muro di un edificio o su un albero. Un luogo dove i pipistrelli andranno a riposare nelle ore diurne. L’idea, lanciata dagli zoologi del Museo di Storia Naturale di Firenze nel 2006, sulla falsariga di quanto già sperimentato al Parco Natura Viva di Bussolengo, quest’anno riparte grazie a una partnership con Coop Italia, che mette in vendita le bat box nei suoi ipermercati e con Walt Disney, che ha realizzato un fumetto in cui Paperino incontra un nuovo amico: “Kiro”.

LE BAT BOX – Le prime casette per i pipistrelli sono state installate nel 2006 in provincia di Firenze. «Il progetto è nato quasi per scherzo – ricorda Paolo Agnelli del Museo di Storia Naturale del capoluogo toscano –. Ma oggi grazie a queste casette ci sono migliaia di persone in tutta Italia che partecipano attivamente alla conservazione dei pipistrelli e ci aiutano a recuperare dati su di loro». Nel 2010 sono state vendute 25 mila bat box nei punti vendita Coop, che le mettono a disposizione al prezzo di 22 euro. Sono invece 1.325 le famiglie che oggi collaborano con l’università di Firenze, controllando la presenza dei pipistrelli nella loro casetta e mandando i dati di questo monitoraggio agli zoologi. «Non si può fare conservazione se non c’è partecipazione delle persone, soprattutto nel caso dei pipistrelli» sottolinea Agnelli. I chirotteri sono stati a lungo considerati animali aggressivi, senza contare la letteratura che in molti casi li descrive come simboli del male, portatori di sventura, bevitori di sangue, eccetera. «La gente ne ha paura e li scaccia per questi pregiudizi» spiegano gli zoologi.

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Islanda: ucciso un altro orso bianco

Per gli orsi polari l’Islanda non é una terra felice: martedì la polizia ha abbattuto un orso polare di quattro anni, il quarto esemplare in pochi anni. Come i suoi predecessori anche stavolta il plantigrado aveva viaggiato per centinaia di chilometri in mare prima di arrivare all’isola. Jón Gnarr, il comico diventato sindaco di Reykjavik col suo Partito Migliore, aveva conquistato il Paese impegnandosi per una maggiore tutela degli orsi bianchi. Una promessa che finora non è stata mantenuta.
L’UCCISIONE – L’allarme è stato lanciato lunedì da un gruppo di pescatori islandesi: su una spiaggia remota in Islanda hanno individuato un orso polare. Con ogni probabilità il grosso mammifero sarebbe approdato in Islanda viaggiando dalla Groenlandia per centinaia di chilometri in mare aperto a bordo di un lastrone di ghiaccio staccatosi dalla calotta polare. Le autorità hanno reagito prontamente: il giorno dopo l’animale, una femmina, è stato abbattuto; ucciso a colpi di fucile da un elicottero, ha comunicato l’Agenzia per la protezione dell’ambiente, l’Umhverfisstofnun. L’azione, coordinata da guardia costiera, polizia e cacciatori, é stata necessaria perchè l’orso «avrebbe potuto costituire un pericolo per l’uomo». Infatti: questa zona della penisola di Hornstrandir è diventata negli anni anche una meta molto amata dagli escursionisti.

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E l’agricoltore adotta due orsetti

Cuccioli di orso, un maschio e una femmina, salvati da un coltivatore di te in Cina

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Infrarossi, luminol e tecniche dell’Fbi – Così si trovano gli animali scomparsi

Il detective più infallibile d’Italia è un bellissimo esemplare di maschio, si chiama Napoleone, va matto per la pizza, ma pesa solo 30 chili. Napoleone è un setter irlandese di 6 anni specializzato nella ricerca di animali smarriti.

Come spesso capita con le grandi idee, il più delle volte nascono da considerazioni elementari. L’intuizione di due amici trentenni bergamaschi si risolve in due passaggi. Primo: ogni giorno scompaiono molti animali domestici. Secondo: non esistono figure professionali che aiutino a ritrovarli. È così che Luca Spinelli e Andrea Granelli, educatori cinofili, hanno inventato una professione: affiancati dall’irrinunciabile Napoleone, sono gli unici Pet Detective esistenti in Italia.

Insieme hanno fondato la prima organizzazione per il ritrovamento di animali scomparsi (www.acchiappanimali.com), basandosi su un metodo brevettato negli Stati Uniti da un’ex agente della polizia cinofila, Kat Albrecht.

Ricorda Luca: «Dopo aver letto un libro di Kat, le ho scritto se potevamo andare a Seattle, da lei, a imparare la tecnica». Il primo animale ritrovato dagli Sherlock Holmes della zoologia è stata una tartaruga: «Si era persa il 4 luglio, festa dell’Indipendenza: per i botti capita a tanti animali».
Quindi l’inizio dell’attività in Italia: «È incredibile che se si perdeva il cane o il gatto non c’era nessuno a cui rivolgersi».

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Agente contro scoiattolo a colpi di spray

Un video caricato su YouTube nel quale si vede un agente di polizia che attacca uno scoiattolino con dello spray al peperoncino ha provocato un’ondata di proteste e forti discussioni nella blogosfera. Il poliziotto difende il suo intervento. Si è messo fra gli alunni di un istituto scolastico e l’animale perchè immaginava che il piccolo roditore avesse la rabbia. Attaccandolo con lo spray urticante avrebbe dunque solo cercato di tutelare i ragazzi dall’animale apparentemente malato.

LE PROTESTE – La curiosa vicenda, alla quale anche i grandi organi d’informazione Usa hanno dato ampio spazio, arriva dal Texas. La clip, che nel frattempo è stata cliccata quasi mezzo milione di volte, è stata ripresa da un cellulare nel cortile della scuola media Kimbrough, a Mesquite, cittadina della contea di Dallas. Il poliziotto sospettava che lo scoiattolo che si aggirava da qualche ora intorno all’edificio fosse stato colpito dalla rabbia. Dopo qualche tentativo di allontanarlo con le buone, è ricorso infine a più drastiche misure: ha preso in mano lo spray urticante in dotazione alle forze dell’ordine e lo ha indirizzato sul roditore. Tra le proteste e lo stupore dei presenti. Che, come si vede nelle immagini, implorano l’agente di fermarsi. Inutilmente.

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È morto l’orso Knut

Knut è morto. L’orso polare di quattro anni diventato star internazionale è crollato improvvisamente sabato mattina davanti agli occhi inorriditi di circa 700 visitatori dello zoo di Berlino. Galleggiava senza vita nel laghetto del recinto per gli orsi, ha riferito il suo custode Heiner Klös. Non sono ancora chiare le cause del decesso: sull’animale ora verrà fatta un’autopsia. Quando era una palletta di pelo bianco come la neve, l’orso bianco più famoso del mondo attirava masse giubilanti nella capitale tedesca. Non solo i bambini e le mamme, anche giornali e tv di tutto il mondo volevano foto, film e servizi sul simpatico orsetto polare. Fiori e messaggi per ricordare Knut

TERRIBILE – «E’ terribile», è stato il commento del primo cittadino di Berlino, Klaus Wowereit, appena appresa la notizia. «Knut era entrano nei nostri cuori». Nato in cattività nel dicembre del 2006, abbandonato dalla madre Tosca subito dopo la nascita, era stato affettuosamente allevato da Thomas Dörflein, il custode dello zoo, morto improvvisamente nel 2009 a 44 anni per un attacco cardiaco.

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