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Mese: April 2012

“Uno scrittore senza un gatto è inconcepibile. Certo è una scelta perversa, poiché sarebbe più semplice scrivere con un bufalo nella stanza piuttosto che con un gatto. Si accucciano tra i vostri appunti, mordicchiano le penne e camminano sui tasti della macchina da scrivere”

(Barbara Holland)

Fa ubriacare il cane con la vodka, arrestato

Esagerare con l’alcol porta sempre a guai e lui è finito dietro le sbarre. Ma a farlo finire in galera non è un’accusa di ubriachezza molesta: il signor Harold Shrier, un 49enne americano, dovrà rispondere di crudeltà sugli animali. La sua colpa è quella di aver fatto bere vodka al proprio cagnolino, un volpino di Pomerania che per questa bravata ha rischiato di morire. Ma negli Usa le leggi contro la violenza sugli animali sono prese in seria considerazione e così quando la polizia lo ha fermato e ha capito quello che era successo, per lui si sono subito aperte le porte del carcere di Helena, città del Montana teatro di tutta la vicenda. L’uomo è stato rinchiuso con un addebito pesante e una richiesta di cauzione di ben 30 mila dollari.

COSTRETTO A BERE – Secondo quanto ha raccontato il quotidiano locale, l’Independent Record, l’episodio risale allo scorso primo marzo. Attorno alle 23,30 la polizia del dipartimento di East Helena ha risposto ad una chiamata che segnalava una sospetta intossicazione di un cane in un bar della città. Al loro arrivo gli agenti hanno trovato il piccolo Arly, un batuffolo di meno di dieci kg di peso, in evidente stato di malessere: non riusciva a reggersi sulle zampe, faticava a muoversi in linea retta, continuava a cadere. Il cane, secondo il racconto di alcuni testimoni, è stato costretto a bere all’esterno del locale un bicchiere di vodka da un bicchiere di plastica.

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Uova, la LAV contro le etichette fuorilegge

“Attenzione agli inganni, sui banchi dei supermercati potrebbero esserci uova illegali”. A dare l’allarme è la LAV, che annuncia battaglia in sede comunitaria per denunciare il pericolo irregolarità in tema di etichettatura e chiede l’intervento immediato del Ministero delle Politiche Agricole per garantire il benessere degli animali.

Dal 1 gennaio 2012 sono infatti inderogabilmente vietati su tutto il territorio comunitario gli allevamenti di galline ovaiole con gabbie non modificate, in base al combinato disposto della normativa comunitaria (art.5 Direttiva del Consiglio n.74 del 19 luglio 1999) e nazionale (Decreto Legislativo 29 luglio 2003 n.267). Nonostante questo divieto sia noto da ben 13 anni, solo in Italia sarebbero circa 18 milioni le galline ancora detenute in maniera illegale su un totale superiore ai 40 milioni di individui. La stima delle galline allevate in maniera irregolare in tutti i Paesi UE è di quasi 50 milioni: se ne desume che l’Italia ne avrebbe circa il 40% con un primato di illegalità non certo esemplare. Tutto questo dopo un periodo di transizione durato ben 13 anni e durante il quale solo una piccola parte delle aziende si sono adeguate alla normativa.

“Un macroscopico illecito – afferma Roberto Bennati, vicepresidente LAV – con indiscutibili effetti negativi sul piano del benessere degli animali, ma anche un macroscopico inganno per milioni di consumatori”.

In base al combinato disposto dell’art.12 e degli allegati n.1 e 2 del Regolamento n.589/2008 si evince che al 1 gennaio 2012 la dicitura uova da allevamento in gabbia sugli imballaggi si riferisce esclusivamente agli allevamenti che rispettino il dettato della Direttiva 74/99, e quindi da allevamenti con gabbie modificate. Di conseguenza le uova provenienti da allevamenti vietati dalla Direttiva e dalla norma nazionale (cioè quelli con gabbie non modificate) non potranno avere alcun tipo di imballaggio né essere messi in commercio, anche perché non vi sarebbe alcun codice di riferimento da assegnargli. Qualora esse abbiano la dicitura ‘uova da allevamento in gabbia’ quest’ultima non corrisponderebbe alla realtà dei fatti, con conseguenze in termini di frode per i consumatori coinvolti.

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Gettati nel cassonetto e poi salvati. La nuova vita di Romeo e Giulietta

Romeo e Giulietta sono due vitellini dal musetto simpatico. Sono nati in Sicilia e in quella splendida terra potranno ora davvero crescere. Non sarebbe stato così se fosse stato per il loro ignoto proprietario che, subito dopo la loro nascita, aveva deciso di sbarazzarsene. Nel modo che probabilmente gli era apparso il più comodo e indolore: scaricandoli all’interno di un cassonetto per la raccolta stradale dei rifiuti. L’episodio avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche per i due animali, se non fosse stato per un passante che si è accorto della loro presenza e ha dato l’allarme. Sul posto sono subito intervenuti polizia locale, vigili del fuoco e guardie zoofile dell’Enpa di Ragusa. Tratti in salvo, sono stati affidati temporaneamente ad un’azienda agricola. Ma non era ancora il momento di tirare un sospiro di sollievo. «In casi come questo – ha spiegato Antonio Tringali, coordinatore Enpa per la Sicilia -, la prassi legale prevede che si proceda all’abbattimento. Sarebbe stata una beffa insopportabile». L’intervento di vari soggetti istituzionali ha però permesso di trovare una soluzione. E oggi, a pochi giorni dalla Pasqua, per Romeo e Giulietta è iniziata una nuova vita, affidati alle cure di una fattoria gestita dall’associazione “Filodoro” in contrada Giubiliana. «Non abbiamo salvato due animali soltanto da un pericolo immediato, abbiamo anche evitato che finissero in un mattatoio – ha commentato il presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi –. Vogliamo che Romeo e Giulietta diventino il simbolo della nostra battaglia a favore dell’alimentazione vegetariana e vegana, tanto più che proprio in questi giorni centinaia di migliaia di agnelli vengono uccisi in nome di una tradizione anacronistica e crudele».

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Bracconaggio, inquinamento e penuria d’acqua, la lontra scompare dai fiumi italiani

La lontra rischia di scomparire dai nostri fiumi: l’animale, classificato come «in pericolo» nella Lista rossa nazionale delle specie minacciate di estinzione, conta meno di 250 individui sul territorio nazionale. I ceppi più compromessi sono quelli piccoli e isolati, come quelli molisano e calabrese. Motivo per cui il Corpo Forestale dello Stato – in occasione della “Giornata mondiale dell’acqua” – ha promosso un incontro sulla salvaguardia del mustelide.

INQUINAMENTO E INCIDENTI – In Italia, i maggiori fattori di declino sono la distruzione dell’habitat, l’inquinamento e gli incidenti stradali: dalle segnalazioni raccolte sul sito «La lontra» dell’Università di Trieste gli esemplari morti o feriti sono 27 sul totale stimato in 220-260. Il controllo del territorio, perciò, risulta fondamentale: «Il trend positivo nella riproduzione – spiega Livia Mattei, primo dirigente del Corpo Forestale – va incoraggiato. Dall’Italia meridionale, le lontre stanno risalendo verso il centro, in Molise e Abruzzo. Dobbiamo preservarle dal pericolo di essere investite, perché così morirebbero una seconda volta». Altra causa di spopolamento è la scarsa disponibilità di risorse alimentari, dovuta all’instabilità del regime idrico, all’eccessivo sfruttamento dei bacini e alla cattiva gestione della pesca. «Siamo in allerta – conferma la Mattei – dato che i nostri fiumi sono molto degradati e discontinui, mentre il mustelide per diffondersi e colonizzare nuovi territori ha bisogno di muoversi per chilometri». Se i bacini fluviali sono in secca, l’animale riesce a sopravvivere solo in presenza di pozze d’acqua residue, laghi e invasi artificiali. L’insufficienza di acqua è più accentuata in Italia, dove il consumo medio pro capite è superiore alla media europea

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