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Mese: January 2012

“La musica e i gatti sono un ottimo rifugio dalle miserie della vita.”

(Albert schweitzer)

Spende 50 mila $ per clonare il suo cane morto

Cinquantamila dollari, circa quarantamila euro, per riavere in casa il proprio amato cagnolino. Non si tratta del riscatto per un rapimento, bensì della spesa sostenuta dalla newyorkese Danielle Tarantola per clonare Trouble, il suo yorkshire morto tre anni fa ma rimasto nel suo cuore tanto da spingerla a contattare una società specializzata in Corea del Sud.

LA DECISIONE – Danielle, una ex broker di Wall Street la cui storia è rimbalzata sulla stampa anglosassone, è venuta a conoscenza della possibilità di clonare Trouble quando il cagnolino era ancora in vita. «Ho pensato che sarebbe stato carino vedere lui e il suo sosia interagire. Poi ho lasciato perdere. Ma quando Trouble se n’è andato, ci ho ripensato e ho deciso di informarmi». Detto fatto: la donna ha contattato la compagnia specializzata in clonazione animale e ha inviato un campione di Dna raccolto dal veterinario di Trouble prima che morisse.

PARTO VIA WEBCAM – Qualche tempo dopo ha ricevuto la comunicazione ufficiale che la fattrice selezionata per la gravidanza, nella quale era stato impiantato l’embrione creato dal Dna del cane, era rimasta incinta. Ha poi assistito al parto in diretta via webcam e dopo due mesi di allattamento ha ricevuto il suo nuovo cucciolo. Che ha chiamato, senza troppa fantasia, Double Trouble.

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Strage di volatili protetti e cani maltrattati: maxi operazione della Lipu

Decine di cani mal tenuti, legati a catene corte, nonché privi di adeguati ripari, sono stati trovati in rustici e cascinali delle valli bresciane dagli agenti zoofili della Lipu, coordinati dall’ispettore Piergiorgio Candela. L’azione delle guardie ha avuto come conseguenza una diffida ai proprietari dei cani.
Nel contempo, controllando le zone in cui persiste la piaga dell’uccellagione stagionale con l’uso delle trappole ad archetto e tagliole che provocano la straziante morte di piccoli uccelli insettivori migratori, in gran parte pettirossi, gli agenti hanno individuato e rimosso oltre due quintali di trappole tra archetti e tagliole in acciaio con un centinaio di pettirossi ed altri uccellini morenti, nonché gabbie-trappola di varie dimensioni per la cattura di mammiferi.
Sono state inoltre rimosse reti per uccellagione per una lunghezza di circa mille metri, con innumerevoli uccelli morti per strozzamento. In diversi casi trappole e reti erano poste in bella vista accanto a pollai e in orti, giardini adiacenti rustici e villette nonché nei boschi a ridosso dei valichi.

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«Serve un mercato delle balene. Per salvarle»

Balene in vendita per la loro salvaguardia: è la proposta di tre ricercatori, che su Nature lanciano l’idea di un «mercato delle balene» che assegni un prezzo ad ognuno di questi cetacei. Le quote per le balene potrebbero essere vendute o acquistate e di conseguenza il numero di balene cacciate dipenderebbe da chi possiederà le quote, in una strategia giudicata più efficace rispetto agli attuali bandi. Nonostante il divieto di caccia alle balene, il numero di cetacei uccisi è più che raddoppiato dai primi anni ’90, scrivono Christopher Costello, Steven Gaines dell’università della California a Santa Barbara e di Leah Gerber e dell’università dell’Arizona a Tempe. Finora, i gruppi pro-caccia e anti-caccia alle balene non sono riusciti a raggiungere un accordo che soddisfi entrambe le parti.

COMPROMESSO IMPOSSIBILE – Nel 2010 le nazioni che si oppongono alla caccia alle balene avevano proposto una posizione di compromesso che avrebbe stabilito quote per la caccia alle balene, riducendo il totale delle balene catturate. Ma, dopo molte dispute l’accordo è saltato. Una soluzione, secondo i ricercatori, potrebbe essere creare un mercato delle balene dove le quote possano essere comprate e vendute e dove il numero di balene cacciate dipenderà da chi possiederà le quote. Tale mercato, sottolineano i tre ricercatori, ha le potenzialità di soddisfare meglio entrambe le parti, e contemporaneamente migliorare la conservazione delle balene.

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Via libera del giudice: il cane all’ospedale dalla padrona ricoverata

È una storia veramente antica quella del rapporto affettivo che lega il cane al suo padrone e, per converso, il padrone al suo cane. Antica e immutabile nella sua essenza, a far capo da coloro che per primi strinsero un rapporto affettivo con un animale capace di sentimenti, come appunto può essere un cane. E penso ai nostri antenati del paleolitico che per primi scoprirono quel vincolo fatto d’affettività che li legava, contraccambiati, ai primi giovani lupi da essi addomesticati. Ed essenziale è percepire che niente avrebbe funzionato, nel processo d’addomesticamento, se tra quelle persone umane e quelle altre non umane (nel caso canine) non fosse scattato un qualcosa di simile all’amore. Né caccia, né pastorizia, né guardia. Niente insomma: nessun mestiere. Perché il cane il suo lavoro lo fa solo perché ama il suo padrone. Il suo è un rapporto fatto così e non può essere diversamente, e di ciò tanto hanno scritto letterati, storici, psicologi, naturalistici.

Se il rapporto tra cane e padrone è ancora quello, immutabile, di quando si instaurò la prima alleanza, il significato e soprattutto il valore di quello strano sentimento d’amore che lega un umano e un non umano è molto cambiato nel tempo. La legge, per esempio, solo recentemente ha iniziato a codificare al fine di riconoscere e garantire questa forma d’amore.

Ed ecco allora il lato nuovo, a suo modo rivoluzionario, di prendere cognizione, al fine di tutelarlo, di questo forte rapporto affettivo. La storia, in breve, è questa: una signora con gravi patologie viene ricoverata in una clinica e chiede di poter incontrare ogni tanto il suo cane. Secondo il regolamento, però, il cane non può entrare nella clinica e così la richiesta finisce sul tavolo del giudice tutelare di Varese, Giuseppe Buffone. La sentenza, di pochi giorni fa, è assai articolata, e in essa si sancisce che il «sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse a copertura costituzionale…».

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