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Mese: December 2011

I cani sono così permeabili ai sentimenti umani, con la convivenza dalla notte dei tempi siamo diventati quasi uguali. Per questo tante persone li detestano. Vedono troppe cose di sé riflesse nel loro sguardo teneramente vile, cose che preferirebbero ignorare.

( Susanna Tamaro )

Si oppone al capo per salvare un cane, licenziata

Lynn Jones è una signora disoccupata di 56 anni che vive nei dintorni di Reno, in Nevada. Ce ne sono molte come lei negli Stati Uniti. Ma il suo caso è differente. Perché se Mrs. Jones oggi è a casa senza impiego la colpa non è della recessione, bensì della rigidità dei suoi (ex) superiori dell’area di carico dell’aeroporto di Reno-Tahoe, che l’hanno licenziata per la compassione mostrata nei confronti di un cane. Il suo torto? Essersi opposta all’imbarco di un animale che mostrava evidenti segni di malattia: muso emaciato, corpo ricoperto di piaghe, segni di evidente denutrizione. «Era così magro che mi ha fatto piangere – ha raccontato la donna all’Associated Press -. Se lo avessimo imbarcato quel cane sarebbe sicuramente morto».

LO SCONTRO CON IL CAPO – La donna aveva fatto presente la situazione al suo caporeparto, spiegandogli esattamente quello che aveva visto e a quali rischi sarebbe andato incontro il povero quattrozampe. Abituata da sempre a vivere con gli animali – nella sua casa di Lockwood ospita tre cani, tre gatti e un uccello tutti salvati da canili e rifugi e in passato è stata proprietaria di un negozio per la tollettatura dei «pet» – la signora Jones non ha voluto cedere all’ordine perentorio del suo superiore di lasciar correre e di procedere comunque, perché sull’ordine di servizio c’era scritto che quell’animale dovesse essere caricato e quello andava fatto senza troppo discutere. Ma lei ha scelto di non demordere. «Il supervisore non ha neppure dato un’occhiata dentro al trasportino per vedere con i suoi occhi quanto male stesse quel cane» racconta ora, a un mese dall’episodio. «Ero isterica, ho iniziato a piangere e ad urlare perché l’aereo era in procinto di partire e temevo che la gabbia potesse essere caricata». Il trambusto della discussione ha però indotto altri addetti aeroportuali ad allertare l’agenzia per il benessere degli animali, che è subito intervenuta prendendosi temporaneamente in carico il cane.

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Il Giappone riprende la caccia alle balene. Polemiche sull’uso dei fondi per lo tsunami

L’anno scorso la caccia alla balene non era stata così redditizia per la flotta baleniera giapponese. Le azioni di contrasto degli «ecopirati» della Sea Shepherd Conservation Society erano state più incisive del solito e alla fine il «bottino» era risultato relativamente misero: solo 172 esemplari catturati, circa un quinto di quanto si erano riproposti. Per questo motivo quest’anno le autorità nipponiche hanno deciso di correre ai ripari e di affiancare alle tre navi salpate martedì dal porto di Shimonoseki – con l’obiettivo di catturare 900 balene nello spazio di tre mesi – una modovedetta della guardia costiera: «Abbiamo deciso di rinforzare la sicurezza come mai prima d’ora» ha spiegato un ufficiale, senza però fornire ulteriori dettagli.

FRIZIONI DIPLOMATICHE – Una decisione che a però di creare ulteriori frizioni diplomatiche tra Tokyo e Australia e Nuova Zelanda, che considerano le acque del Southern Ocean un vero e proprio «santuario» e che considerano sì le balene come una risorsa ma solo ai fini turistici e naturalistici per la sempre più diffusa pratica del whale-watching. Il governo di Canberra ha già presentato un’azione legale alla Corte internazionale di giustizia, ma ha escluso di mettere in campo proprie unità navali per garantire la pace nelle acque internazionali in quella che si annuncia come una delle più movimentate estati artiche degli ultimi anni. Erano stati i verdi australiani a chiedere il sostegno militare del proprio governo esprimendo il timore che eventuali scontri al largo possano essere letali.

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Manovra salva Italia, LAV: tassare le pellicce!

“La pelliccia animale non è un prodotto etico, ecologico, responsabile e tantomeno sostenibile. E’ un lusso in tutti i sensi. L’immediata applicazione di un’IVA doppia per tutti i prodotti contenenti pelliccia animale – in una società che dovrebbe vietarne produzione e commercio – sarebbe quantomeno funzionale a promuovere e orientare lo sviluppo di attività economiche e di consumi alternativi a quelli che vertono sull’utilizzo di esseri senzienti e, allo stesso tempo, a contribuire a risanare le casse dello Stato”, dichiara Simone Pavesi, responsabile LAV Campagne Pellicce.

La proposta della LAV di una Iva doppia del lusso (46%) sulle pellicce preannuncia la mobilitazione nazionale antipellicce di domani e domenica 11 dicembre: in centinaia di piazze d’Italia l’Associazione animalista inizierà la raccolta di firme per ottenere una legge nazionale che vieti l’allevamento, la cattura e l’uccisione di animali per la produzione di pellicce, una drammatica realtà che in Italia interessa ancora circa 200.000 animali tra visoni e cincillà condannati a morte negli allevamenti presenti in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Abruzzo. “In Italia l’uccisione di animali senza necessità è un reato, ai sensi dell’art.544-bis del codice penale; ciononostante migliaia di animali ‘da pelliccia’ sono uccisi senza necessità: una contraddizione inaccettabile che richiede opportuni provvedimenti da parte del Parlamento”, afferma Simone Pavesi.

Nel 2010 il consumo di prodotti in pelliccia (capi interamente in pelliccia, accessori in pelliccia e capi misti in pelliccia/altro materiale) è stato pari a 1.365 milioni di euro, al netto di esportazioni e importazioni. Ciò significa che se fosse stata applicata al consumatore finale una tassa del 46% (il doppio dell’IVA dei beni di lusso) per ogni capo in pelliccia, lo Stato avrebbe incassato 627,9 milioni di euro.

La pelliccia animale è un bene superfluo e crudele perché condanna a morte milioni di animali, un tempo rappresentativo del mondo del lusso, ma oggi veicolata anche nella fascia di mercato medio-bassa sottoforma di inserti (soprattutto di specie meno “pregiate” come il coniglio o il procione); non è più quindi un prodotto esclusivo degli specialisti di pellicceria, ma è commercializzato anche nelle grande distribuzione. Ciononostante il settore della pellicceria costituisce solamente il 2,8% del consumo di abbigliamento in Italia, a dimostrazione di quanto poco necessario sia questo settore del mercato.

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TRENI OFF LIMITS PER I VIAGGIATORI CON PET. PIÙ FACILE ARRIVARE A PARIGI

Pubblichiamo di seguito una ricerca dell’Enpa sui viaggi ferroviari con animali al seguito. Le verifiche, che prendono in considerazione un ipotetico viaggio programmato per l’11 gennaio 2012, sono state effettuate il 1° dicembre, quando Trenitalia non aveva ancora completato l’aggiornamento del nuovo orario ferroviario 2012 (disponibile dall’11 dicembre 2011). Ciò significa che dal 1° dicembre ad oggi alcune situazioni potrebbero essere cambiate; ciò che invece continua a restare immutato è l’assurdo regolamento Trenitalia che impedisce l’accesso dei cani di taglia medio-grande sui treni ad alta velocità.

Trentadue o ventisette ore e uno o due cambi per coprire i 1.550 chilometri che separano Torino da Palermo; quasi 22 per i 1.540 km della tratta Bolzano – Palermo (con un cambio). Ma il ruolo di “scattista” spetta all’Intercity Night che parte da Milano alle 23.20 e, dopo un trasbordo a Napoli, raggiunge il capoluogo siciliano con un viaggio di “sole” 20 ore (per circa 1.480 km), vale a dire alle 19.27 del giorno successivo alla partenza.

Per i proprietari di animali con cani al seguito viaggiare in Italia è diventato una vera e propria odissea. L’Enpa ne ha avuto la conferma consultando “l’anteprima” dell’orario invernale 2012 di Trenitalia che, seppur incompleto – la stessa Trenitalia precisa che la nuova offerta riguarda il 71% dei treni, in prevalenza “Frecce” – rappresenta comunque un buon indicatore sul futuro del trasporto ferroviario nel nostro Paese.

Attenzione però: guai a lamentarsi per l’andatura-lumaca dei nostri treni. Su alcune tratte, infatti, risulta addirittura impossibile viaggiare insieme al proprio “cane”. E’ così, ad esempio, sulla Torino – Trieste, sulla Milano – Bari, sulla Milano – Lecce o perfino sulla Roma – Ancona (al momento sono tutti “Frecciarossa o Frecciabianca”). «Il problema nasce dall’assurdo regolamento sul trasporto di animali, adottato nell’autunno del 2008 da Trenitalia», spiega la Protezione Animali che aggiunge: «all’epoca, sotto la minaccia di vietare definitivamente la presenza degli animali sui treni, le ferrovie limitarono la presenza dei pet sui treni ad alta velocità, consentendo soltanto il trasporto dei quattrozampe di piccola taglia, mentre quelli di taglia media e grande venivano “messi al bando” e costretti a viaggiare esclusivamente sui vagoni di Intercity, Intercitynotte, Espresso e sui treni regionali.»

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