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Mese: October 2011

Raramente un animale, compreso l’uomo, riesce ad essere fedele a se stesso quanto un gatto.

(Jeffrey Moussaieff Masson)

Meeting AIUCA a Lazise Sul Garda 19 Novembre 2011

Processo, avvocati e prove del dna: la Corte decide sulla «pupù» di un cane

Quella del dna è la prova regina per smascherare un colpevole. I grandi casi di cronaca e i serial polizieschi ce l’hanno ormai raccontato in tutte le salse.
E anche nel processo che si celebra oggi in un tribunale della Contea di Fairfax, in Virginia, nei dintorni della capitale americana Washington, potrebbe rivelarsi determinante. Ma nella fattispecie non servirà a smascherare l’autore di un’omicidio o di una violenza. L’analisi della composizione cellulare dei tessuti ritrovati sulla «scena del crimine» contribuirà invece a determinare se un piccolo e morbidoso cagnolino bianco, un incrocio tra West Higland Terrier e Bichon frisée di nome Baxter, abbia oppure no fatto i suoi bisogni dove non doveva.
Sarà forse che negli Stati Uniti i processi penali non hanno i tempi lunghi a cui siamo abituati dalle nostre parti, tuttavia fa sorridere l’idea che mezzi di investigazione da polizia scientifica siano impiegati in un caso di lite da vicinato. Eppure la vicenda giunge davvero all’attenzione di un magistrato e le parti coinvolte sono intenzionate ad utilizzare tutti i mezzi a propria disposizione per far valere le rispettive ragioni. Da una parte l’imputato – o, meglio, il suo proprietario – ha investito 1.200 dollari per dimostrare le proprie ragioni; dall’altro, l’accusatore, ha prodotto testimoni e fotografie. Sì, insomma, immagini di quella roba lì, lasciata in bella vista in mezzo ad un prato condominiale.

ASPETTANDO LA SENTENZA – Ci sarebbe da riderci sopra se la questione non finisse agli atti giudiziari. E non è un caso che anche l’autorevole Washington Post abbia deciso di dedicarvi attenzione. Tutti a questo punto vogliono sapere come si esprimerà il giudice. E, soprattutto, tutti vogliono una risposta chiara: ma Baxter ha lasciato oppure no il proprio «business» – perifrasi con cui spesso nel mondo anglosassone viene indicata anche la cacca di cane – sul verde ben curato di Greenwood Court?

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In nome della coda: in vigore il divieto di caudectomia

Da martedì 1 novembre prossimo non potranno più esserci scappatoie al divieto di taglio di code e orecchie ai cani. Entrano infatti in vigore per gli effetti dell’articolo 18 comma 2 della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, le specifiche previsioni dell’articolo 10 della Convenzione stessa ratificata ed eseguita, senza riserve, da parte dell’Italia con la Legge 4 novembre 2010, n.201.
Tale divieto, sommato a quello espressamente previsto dall’articolo 2 comma 1 lettera d) dell’Ordinanza del Ministro della Salute 22 marzo 2011 “Differimento del termine di efficacia e modificazioni, dell’ordinanza del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali 3 marzo 2009, concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani” fa sì che chi viola il divieto, proprietario, allevatore, detentore, medico veterinario, sia punibile per la lesione inflitta, ai sensi dell’articolo 544 ter del Codice penale (Maltrattamento di animali) con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.
Viene così ancora una volta sconfitta (a maggio scorso dovemmo ancora intervenire con Enpa e Lega nazionale Difesa del Cane) la protervia del Ministro-cacciatore Ferruccio Fazio che ha tentato in tutti i modi di annullare l’efficacia della Convenzione europea e della sua stessa Ordinanza, nonché i pronunciamenti scientifici internazionali e nazionali fra i quali citiamo, fra gli altri, quelli del suo (Ministro Fazio) Centro di Referenza nazionale sul benessere animale (che, a questo punto, potrebbe anche cancellare tanto viene preso in considerazione) e quello della Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani che rappresenta tutti i medici veterinari.
Gli ultimi tentativi di Fazio, in ordine di tempo, di far finta che non esistano, nell’ordine, una Convenzione del Consiglio d’Europa, una Legge e un’Ordinanza ministeriale, a proposito di “senso dello Stato”…, si sono materializzati con un emendamento fatto presentare nella avviata riforma delle Legge 281 del 1991 per la tutela degli animali d’affezione e la prevenzione del randagismo, firmato dall’on.Nola accantonato dalla stessa Commissione poiché irricevibile giuridicamente.

Lily è cieca, Maddison la guida ovunque. I due alani che commuovono gli inglesi

Sono un duo fuori dal comune e la loro è una di quelle storie che appassionano non soltanto gli amanti degli animali. Due grossi alani, entrambi esemplari femmina, dei quali uno è cieco e l’altro è la fedele compagna e guida, commuovono il Regno Unito. All’età di 18 mesi Lily perde la vista. I suoi occhi da quel giorno diventano quelli di Maddison. Le due non si separano un attimo. Ora aspettano in un canile inglese l’arrivo di una nuova famiglia.

GIGANTI BUONI – È anche una storia d’amore, la loro. Se Walt Disney ci ha regalato con Lilli e il vagabondo la più bella storia d’amore tra cani del grande schermo, quella di Lily e Maddison è ancora più toccante e reale della finzione. Lily, di sei anni, e la sua inseparabile aiutante Maddison, di sette, cercano un nuovo proprietario, un padrone che sia amorevole e che abbia una casa possibilmente spaziosa per accogliere entrambi. La vicenda delle due esemplari di alano è stata raccontata dalla Bbc. Maddison non si stacca nemmeno un secondo dalla sua Lily, spiegano dal canile di Shrewsbury, nella contea di Shropshire, che da luglio ha accolto i due animali da quando i vecchi proprietari non sono più in grado di accudirle.
I cani, a quanto sembra, comunicano tra loro in modo silenzioso e vivono una vita in apparenza serena, riferisce l’emittente inglese. I responsabili del Shrewsbury Dogs Trust li descrivono come «due teneri giganti». Amano farsi accarezzare ed avere intorno gente. Maddison e Lily sono cresciuti insieme e sono diventati i migliori amici da quando lei, a soli 18 mesi, ha perso la vista. A causa di una rara malattia le sue ciglia hanno infatti cominciato a crescere verso l’interno del bulbo oculare. I veterinari sono perciò stati costretti a rimuovere i suoi occhi.

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