Ehi, dico a te!
Sì, sì, proprio a te che guardi le figure.
Scommetto che un panda non l’hai mai visto.
No, no, non vale il panda di peluche che hai nel tuo lettino e neppure il cartone che guardi alla TV.
Scommessa vinta?
E una tartaruga l’hai vista?
Una di quelle giganti però, non quella nella vaschetta con la palma che hai sul mobile in salotto.
Be’, comunque di sicuro un Panda come Pand e una tartaruga come Mia è la prima volta che li vedi.
E sai perché? Perché Pand e Mia sono due tipi tutti speciali.
Primo: sono amici per la pelle.
Secondo: fanno i dottori.
Terzo: curano tutti gli animali, ma proprio tutti!
Pand e Mia sono due gran celebrità, ogni volta che qualcuno è triste perché ha il mal di pancia oppure l’emicrania loro hanno la giusta medicina. Non importa se è una mucca a fiorellini, una pecora rosa, un pollo a pois e neppure se è un serpente a righe gialle e blu. In un battibaleno la pillola va giù e gli angoli delle bocche tornano su.
Questa volta ti voglio raccontare la storia di Piera, l’anatra pasticcera.
Piera veniva da lontano, ma proprio da tanto lontano.
Prendi il mappamondo e giralo finché non trovi il posto più distante. Mettici sopra il dito.
Fatto?
Ecco, Piera veniva da lì, e aveva attraversato un sacco di posti bellissimi prima di arrivare qui da noi.
Era stata in Cina con i mandarini e pure in Siberia con gli orsi polari.
E proprio lì si era beccata un terribile raffreddore.
Etciù!
Etciù!
Etciù!
“Povera me, povera me! Come farò a guarire da questo raffreddore?”
Non era bastata la sciarpa dei colori dell’arcobaleno a tenerla al caldo.
E neppure il berretto da cuoco color verde pisello.
Piera faceva degli starnuti tanto forti da capovolgere il mondo e quando le prudeva il becco volava a zigzag sopra i boschi e le case.
Etciù!
La sentivano arrivare i bimbi e le loro mamme là sotto.
E tutti la salutavano con la manina.
“Ciao Piera!”
“Bentornata Piera!”
Già, perché Piera era un’anatra migratrice, che vuol dire che tutti gli anni tornava a volare sopra stessi posti. Così i bimbi a primavera l’aspettavano col naso all’insù.
E Piera passava nel cielo col suo cappello da cuoco verde e la sciarpa colorata.
Ma questo raffreddore era davvero un guaio, perché non la sentivano starnutire solo i bimbi laggiù, ma anche i cacciatori!
Pam pam pam
Per fortuna quel cacciatore là sotto portava degli occhiali spessi un dito e non aveva la mira tanto buona, altrimenti Piera avrebbe fatto la fine dell’anatra all’arancia.
Il cacciatore si leccava i baffoni neri come il carbone e Piera tremava per la paura.
Pam pam pam
Starnutendo starnutendo Piera era scappata via volando a zigzag.
E alla fine, dopo aver sorvolato laghi, fiumi e montagne, era arrivata proprio qui, alla clinica degli animali.
“Pand abbiamo una nuova ospite” disse Mia quando la vide arrivare in volo.
Era un piccolo puntino bianco nel cielo blu, con un becco arancione come una carota.
E veniva dal posto dove sorge il sole.
Pand si aggiustò gli occhialini da dottore sul nasone. Mia invece tirò subito fuori il termometro e gli strumenti del mestiere.
Etciù
Etciù
Disse Piera l’anatra pasticcera.
“Ho preso il raffreddore, c’è un dottore che mi può curare?”
“Non uno ma bensì due”, dissero in coro tutti gli ospiti della clinica degli animali.
“E sono i migliori!”
Fu allora Mia che la visitò da capo a piedi. O meglio dalla punta del becco a quella delle zampe palmate.
“Di certo hai preso freddo in Siberia cara Piera”, le disse lentamente.
Non ti devi mai scordare che Mia era una tartaruga e quindi non le piaceva per niente andare di corsa. Neanche quando parlava.
“Hai bisogno di riposo e di questo sciroppo”
Pand prese una enorme bottiglia blu e ne versò un po’ in un grosso cucchiaio.
“Forza, è buonissimo, ha il sapore della caramella”
Yum yum yum
Era davvero buono lo sciroppo!
Col termometro nel becco e la boule dell’acqua calda Piera tutto sembrava tranne che un’anatra pasticcera.
“Quando sarò guarita preparerò una bellissima torta per ringraziarvi”
Sentito questo tutti gli ospiti della clinica degli animali non vedevano l’ora che Piera guarisse.
C’era Filippo il topolino coi denti all’infuori e Mirtilla la mucca con il pelo a fiorellini.
E poi c’era Gerardo, il ghepardo a macchie rosa fucsia. Tutti aspettavano impazienti che Piera guarisse dal suo raffreddore per gustare le sue prelibatezze. Ma ci voleva tempo e pazienza.
Passò un giorno e forse anche due, e Piera finalmente si sentì di nuovo bene. Non starnutiva più. Poteva tornare felice a volare!
“Però prima c’è una cosa che devo fare”, disse Piera ai suoi due dottori.
Pand già aveva l’acquolina in bocca mentre Piera si sistemava sulla testa il cappello da cuoco verde pisello e il grembiule ricamato.
Cucina, cucina ecco la torta è pronta!
E scommetto anche che tu non l’hai mai vista una torta così bella!
E neppure così buona!
Yum, ne vorrei un po’ anch’io!
Ma Piera l’anatra pasticcera era così generosa che non solo ne diede due fette giganti a Pand e Mia, e poi a Filippo, Mirtilla e Gerardo, e anche a tutti i bambini e le loro mamme che la salutavano ogni primavera. Ma ne fece un pacchettino colorato e ne portò una fettina anche al cacciatore coi baffoni neri.
“Grazie Piera”, le disse lui commosso.
“Ti prometto che non ti sparerò più”, il cacciatore buttò via il fucile e, da allora in poi, ogni anno aspettò la sua amica Piera, l’anatra pasticcera, passare lassù nel cielo.
Con una fetta di quella buonissima torta.
Yum!