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È una storia veramente antica quella del rapporto affettivo che lega il cane al suo padrone e, per converso, il padrone al suo cane. Antica e immutabile nella sua essenza, a far capo da coloro che per primi strinsero un rapporto affettivo con un animale capace di sentimenti, come appunto può essere un cane. E penso ai nostri antenati del paleolitico che per primi scoprirono quel vincolo fatto d’affettività che li legava, contraccambiati, ai primi giovani lupi da essi addomesticati. Ed essenziale è percepire che niente avrebbe funzionato, nel processo d’addomesticamento, se tra quelle persone umane e quelle altre non umane (nel caso canine) non fosse scattato un qualcosa di simile all’amore. Né caccia, né pastorizia, né guardia. Niente insomma: nessun mestiere. Perché il cane il suo lavoro lo fa solo perché ama il suo padrone. Il suo è un rapporto fatto così e non può essere diversamente, e di ciò tanto hanno scritto letterati, storici, psicologi, naturalistici.
Se il rapporto tra cane e padrone è ancora quello, immutabile, di quando si instaurò la prima alleanza, il significato e soprattutto il valore di quello strano sentimento d’amore che lega un umano e un non umano è molto cambiato nel tempo. La legge, per esempio, solo recentemente ha iniziato a codificare al fine di riconoscere e garantire questa forma d’amore.
Ed ecco allora il lato nuovo, a suo modo rivoluzionario, di prendere cognizione, al fine di tutelarlo, di questo forte rapporto affettivo. La storia, in breve, è questa: una signora con gravi patologie viene ricoverata in una clinica e chiede di poter incontrare ogni tanto il suo cane. Secondo il regolamento, però, il cane non può entrare nella clinica e così la richiesta finisce sul tavolo del giudice tutelare di Varese, Giuseppe Buffone. La sentenza, di pochi giorni fa, è assai articolata, e in essa si sancisce che il «sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse a copertura costituzionale…».
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Per i nostri amici a quattro zampe la notte di San Silvestro, si sa, è la più lunga e insieme la più brutta dell’anno. Con il brindisi di fine anno arrivano immancabilmente i botti e per cani e gatti è una vera tortura, un incubo. L’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) fornisce a riguardo dati allarmanti: 5.000 animali,domestici e non, perdono la vita ogni anno nella notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio.
Tra le vittime, oltre 500 cani e altrettanti gatti, nonchè uccellini e animali del bosco che muoiono letteralmente di paura. Il Comune di Torino ha voluto porre rimedio alla cosa con un certo anticipo. Un regolamento entrato in vigore lo scorso marzo prevede infatti che chi fa esplodere «botti, fuochi d’artificio, petardi e articoli pirotecnici in genere» nel capoluogo piemontese può essere punito con multe dai 25 ai 500 euro per maltrattamento degli animali e rischia addirittura una denuncia penale.
NESSUNA DEROGA – Il regolamento per la tutela degli animali permette delle deroghe, ma l’amministrazione torinese ha deciso che per Capodanno non si fanno eccezioni. Vietato dunque spaventare gli animali. «È molto importante – sostiene Giuseppe Portolese, dirigente del settore tutela animali del Comune di Torino – che venga riconosciuto il fatto che i petardi causano danni agli animali e non sono solo un disturbo per la quiete pubblica».
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3) Tre tuoi consigli alle donne per essere alla moda senza indossare pelo animale.
- ECO PELLICCE! E’ il trend del momento. Sono bellissime, sembrano vere e indossandole, salviamo la vita a più di un’animale.
- Chiedete le giacche senza l’ornamento di pelliccia sul cappuccio o ai polsi. L’ho sempre fatto e sono sempre stata alla moda!
- Non comprate le Ugg! Vengono fatte con pelo e pelliccia di pecore Australiane. Esistono delle imitazioni che costano molto meno e sono fatte di Faux Fur (pelliccia finta). Bisogna stare attenti quando si scelgono, tante delle sottomarche Ugg usano il pelo e la pelliccia del cane-procione. Per non parlare del fatto che spesso questi animali vengono scuoiati vivi!
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“La pelliccia animale non è un prodotto etico, ecologico, responsabile e tantomeno sostenibile. E’ un lusso in tutti i sensi. L’immediata applicazione di un’IVA doppia per tutti i prodotti contenenti pelliccia animale – in una società che dovrebbe vietarne produzione e commercio – sarebbe quantomeno funzionale a promuovere e orientare lo sviluppo di attività economiche e di consumi alternativi a quelli che vertono sull’utilizzo di esseri senzienti e, allo stesso tempo, a contribuire a risanare le casse dello Stato”, dichiara Simone Pavesi, responsabile LAV Campagne Pellicce.
La proposta della LAV di una Iva doppia del lusso (46%) sulle pellicce preannuncia la mobilitazione nazionale antipellicce di domani e domenica 11 dicembre: in centinaia di piazze d’Italia l’Associazione animalista inizierà la raccolta di firme per ottenere una legge nazionale che vieti l’allevamento, la cattura e l’uccisione di animali per la produzione di pellicce, una drammatica realtà che in Italia interessa ancora circa 200.000 animali tra visoni e cincillà condannati a morte negli allevamenti presenti in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Abruzzo. “In Italia l’uccisione di animali senza necessità è un reato, ai sensi dell’art.544-bis del codice penale; ciononostante migliaia di animali ‘da pelliccia’ sono uccisi senza necessità: una contraddizione inaccettabile che richiede opportuni provvedimenti da parte del Parlamento”, afferma Simone Pavesi.
Nel 2010 il consumo di prodotti in pelliccia (capi interamente in pelliccia, accessori in pelliccia e capi misti in pelliccia/altro materiale) è stato pari a 1.365 milioni di euro, al netto di esportazioni e importazioni. Ciò significa che se fosse stata applicata al consumatore finale una tassa del 46% (il doppio dell’IVA dei beni di lusso) per ogni capo in pelliccia, lo Stato avrebbe incassato 627,9 milioni di euro.
La pelliccia animale è un bene superfluo e crudele perché condanna a morte milioni di animali, un tempo rappresentativo del mondo del lusso, ma oggi veicolata anche nella fascia di mercato medio-bassa sottoforma di inserti (soprattutto di specie meno “pregiate” come il coniglio o il procione); non è più quindi un prodotto esclusivo degli specialisti di pellicceria, ma è commercializzato anche nelle grande distribuzione. Ciononostante il settore della pellicceria costituisce solamente il 2,8% del consumo di abbigliamento in Italia, a dimostrazione di quanto poco necessario sia questo settore del mercato.
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Lo scorso 5 novembre di fronte all’ambasciata giapponese a Roma, nell’ambito della giornata mondiale di protesta contro la caccia alle balene, si è svolto il sit in dell’Enpa.
Si può vedere il video nell’articolo completo…
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Abolire la deroga di legge, ad uso della confessione ebraica e musulmana, che permette di macellare gli animali senza stordimento preventivo, come invece espressamente previsto dalla normativa del nostro Paese. E’ quanto chiede una petizione dell’Ente Nazionale Protezione Animali, lanciata proprio in occasione della festa del sacrificio, in calendario a partire dal 6 novembre. La petizione è disponibile al link: www.enpa.it «Inutile nasconderci dietro un dito – spiega il direttore scientifico dell’Enpa, Ilaria Ferri -: la macellazione rituale, causa negli animali sofferenze atroci. A dirlo non sono soltanto le associazioni animaliste ma anche una larga parte del mondo scientifico.» Una delle ultime conferme arriva dalla prestigiosa “New Scientist” che ha pubblicato le conclusioni di uno studio del neozelandese Craig Johnson. Secondo quanto dimostrato dal ricercatore, l’encefalogramma degli animali macellati senza stordimento ha mostrato chiari e inequivocabili segni di sofferenza; segnali che, in alcuni casi, hanno continuato a sussistere nei due minuti successivi all’incisione della gola e all’inizio del dissanguamento.
«Questo – prosegue Ferri – dimostra che non è vero quanto sostengono i difensori della macellazione rituale. Vale a dire che si tratta di una pratica indolore, poiché la recisione della gola provoca una perdita di coscienze nell’animale. Tra l’altro, ricordo che il dolore non è causato dal dissanguamento, ma proprio dal taglio della gola, i cui nervi continuano a inviare impulsi nervosi fino alla morte dell’animale.» Del resto il consenso su questa pratica non è poi così granitico, se è vero che Paesi come la Malesia, a maggioranza musulmana, hanno aperto allo stordimento preventivo, e se su questa strada si è mossa anche la comunità musulmana della Nuova Zelanda. «Naturalmente – conclude Ferri – l’unico modo per non far soffrire una animale è quello di non ucciderlo, optando per la scelta vegetariana o vegana. Ma ciò non toglie che obbligarlo a essere cosciente nelle ultime fasi della sua vita sia una cosa intollerabile.»
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Quella del dna è la prova regina per smascherare un colpevole. I grandi casi di cronaca e i serial polizieschi ce l’hanno ormai raccontato in tutte le salse.
E anche nel processo che si celebra oggi in un tribunale della Contea di Fairfax, in Virginia, nei dintorni della capitale americana Washington, potrebbe rivelarsi determinante. Ma nella fattispecie non servirà a smascherare l’autore di un’omicidio o di una violenza. L’analisi della composizione cellulare dei tessuti ritrovati sulla «scena del crimine» contribuirà invece a determinare se un piccolo e morbidoso cagnolino bianco, un incrocio tra West Higland Terrier e Bichon frisée di nome Baxter, abbia oppure no fatto i suoi bisogni dove non doveva.
Sarà forse che negli Stati Uniti i processi penali non hanno i tempi lunghi a cui siamo abituati dalle nostre parti, tuttavia fa sorridere l’idea che mezzi di investigazione da polizia scientifica siano impiegati in un caso di lite da vicinato. Eppure la vicenda giunge davvero all’attenzione di un magistrato e le parti coinvolte sono intenzionate ad utilizzare tutti i mezzi a propria disposizione per far valere le rispettive ragioni. Da una parte l’imputato – o, meglio, il suo proprietario – ha investito 1.200 dollari per dimostrare le proprie ragioni; dall’altro, l’accusatore, ha prodotto testimoni e fotografie. Sì, insomma, immagini di quella roba lì, lasciata in bella vista in mezzo ad un prato condominiale.
ASPETTANDO LA SENTENZA – Ci sarebbe da riderci sopra se la questione non finisse agli atti giudiziari. E non è un caso che anche l’autorevole Washington Post abbia deciso di dedicarvi attenzione. Tutti a questo punto vogliono sapere come si esprimerà il giudice. E, soprattutto, tutti vogliono una risposta chiara: ma Baxter ha lasciato oppure no il proprio «business» – perifrasi con cui spesso nel mondo anglosassone viene indicata anche la cacca di cane – sul verde ben curato di Greenwood Court?
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Lieto evento nel Parco del Ticino. Negli incubatoi del centro parco «La Fagiana» di Magenta, in provincia di Milano, sono nati 20 mila piccoli storioni della specie «cobice». Questi animali sono considerati specie protetta dall’Unione Europea e la nascita – ottenuta tramite la fecondazione artificiale – dei nuovi avannotti (i “cuccioli” di pesce ndr) era attesa da quattro anni.
Due anni fa un altro tentativo era andato a vuoto.
Le uova fecondate dai biologi del Parco si erano ricoperte di muffa e i piccoli non erano mai nati. Nel 2010, invece, nessuno degli esemplari femmina allevati dal Parco a Cassolnovo (Pavia) era pronto per la riproduzione. Quest’anno, invece, 20 mila delle 40 mila uova fecondate hanno dato vita a 20 mila piccoli storioni. La reintroduzione di questo pesce nel Ticino, da cui è scomparso a causa dell’inquinamento e di altri fattori, è cominciata nel 2003 con l’avvio del progetto. Nel 2008, le prime nascite in cattività. Per far capire la velocità con cui questa specie si stava avviando alla scomparsa, bastano due numeri: nel 1982 nei mari dell’Eurasia ne furono pescate 28 mila tonnellate. Nel 2009 meno di 2 mila.
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BERGAMO – Lei da sola ha salvato venti famiglie. Non è un’eroina dei fumetti ma una cagnolina di razza shitzu, che abbaiando ha salvato un intero condominio in cui era scoppiato un incendio. È successo domenica mattina alle 4 in una palazzina di cinque piani in via Foscolo a Bergamo. Un corto circuito al quadro elettrico dell’edificio ha provocato un incendio, il cui fumo ha presto riempito le scale della palazzina, dove le venti famiglie stavano dormendo ignare.
L’ALLARME DI SOFI – L’unica ad accorgersi di quanto stava accadendo, grazie al suo fiuto canino, è stata la cagnolina Sofi, che ha cominciato ad abbaiare, svegliando il suo padrone Pierfranco Vitali, di professione guardia giurata. L’uomo, dopo i primi attimi di sorpresa, si è accorto di quanto stava accadendo e anche che la situazione era già grave. Il fumo che aveva riempito le scale era così denso che era impossibile passare. L’uomo ha allora avvisato il 115 e ha bussato a tutte le porte, i cui inquilini si sono messi in salvo sui balconi in attesa dei soccorsi.
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Abbaiare per dire No all’abbandono di animali. E’ l’invito di ‘Turisti per caso’ che, con Syusy Blady e Patrizio Roversi, sta organizzando un ‘flash mob’ contro l’abbandono di animali in quattro luoghi simbolo d’Italia: parco Sempione a Milano, Villa Borghese a Roma, il lungomare di Rimini nei pressi del Gran Hotel e la spiaggia di Mondello a Palermo. All’iniziativa aderisce anche la LAV.
Partecipare è semplice: alle ore 19.00 di venerdì 29 luglio per circa un minuto i convenuti dovranno abbaiare più forte che possono, portando con sé anche i propri cani affinché si uniscano al coro.
‘Turisti per caso’ chiede di registrate filmati dei ‘cori’ e inviarli alla redazione sul sito www.turistipercaso.it o sui canali facebook, twitter e youtube della trasmissione.
Le testimonianze video saranno raccolte e assemblate per realizzare uno spot contro l’abbandono di animali.
Per tutte le informazioni: www.turistipercaso.it/animali/62717/un-flash-mob-per-gli-animali.html
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