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Categoria: mondo

Spende 50 mila $ per clonare il suo cane morto

Cinquantamila dollari, circa quarantamila euro, per riavere in casa il proprio amato cagnolino. Non si tratta del riscatto per un rapimento, bensì della spesa sostenuta dalla newyorkese Danielle Tarantola per clonare Trouble, il suo yorkshire morto tre anni fa ma rimasto nel suo cuore tanto da spingerla a contattare una società specializzata in Corea del Sud.

LA DECISIONE – Danielle, una ex broker di Wall Street la cui storia è rimbalzata sulla stampa anglosassone, è venuta a conoscenza della possibilità di clonare Trouble quando il cagnolino era ancora in vita. «Ho pensato che sarebbe stato carino vedere lui e il suo sosia interagire. Poi ho lasciato perdere. Ma quando Trouble se n’è andato, ci ho ripensato e ho deciso di informarmi». Detto fatto: la donna ha contattato la compagnia specializzata in clonazione animale e ha inviato un campione di Dna raccolto dal veterinario di Trouble prima che morisse.

PARTO VIA WEBCAM – Qualche tempo dopo ha ricevuto la comunicazione ufficiale che la fattrice selezionata per la gravidanza, nella quale era stato impiantato l’embrione creato dal Dna del cane, era rimasta incinta. Ha poi assistito al parto in diretta via webcam e dopo due mesi di allattamento ha ricevuto il suo nuovo cucciolo. Che ha chiamato, senza troppa fantasia, Double Trouble.

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Europa e Russia insieme per le foche

Le foche ora potranno applaudire: non sbattendo le pinne sulla pista di un circo, in attesa del boccone-premio, ma nel loro habitat naturale. Già, perché Russia, Kazakistan e Bielorussia hanno scritto la parola fine all’esportazione e all’importazione delle loro pellicce, in particolare di quelle della specie «arpa» (chiamate così per la chiazza sulla schiena degli esemplari maschi, simile allo strumento musicale, nome scientifico Pagophilus groenlandica), quelle più direttamente minacciate dalla caccia praticata in maniera estensiva in Canada. La scelta recepisce il veto espresso dall’Unione Europea nel 2009 ed è in sintonia con la volontà dell’ex presidente russo, Vadimir Putin, di opporsi «all’industria sanguinaria», praticata anche nel nord-ovest del Mare di Barents. Il Canada – dove la caccia è consentita, malgrado la censura internazionale – rimane, così, sempre più isolato.

«Il mondo – sottolinea Simone Pavesi, responsabile della campagna pellicce per la Lav – si sta chiaramente muovendo in favore di una tutela di questi animali e della promozione di attività economiche alternative. E’ ora che il Canada faccia lo stesso, cominciando a ritirare il ricorso avanzato in sede di Organizzazione mondiale del commercio, contro il bando europeo». Entusiasta del provvedimento, l’attrice Brigitte Bardot, da sempre in prima linea nelle battaglie animaliste: «Mio premier preferito – ha scritto BB in un messaggio a Putin – le auguro tutto il meglio per i mesi e gli anni a venire. Grazie per aver sempre preso in considerazione le mie richieste, mi dispiace di non godere di un tale sostegno nel mio Paese, scandalosamente retrogrado quando si tratta di difendere gli animali».

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Torturati, scuoiati e annegati: l’orripilante fine di cinque cani in Germania

Torturati, scuoiati e annegati: è la sorte toccata a cinque cani ritrovati nella tedesca Viersen, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, nel fiume Niers. Qualcuno, secondo quanto riporta oggi la Bild, li ha uccisi, li ha scorticati per gettarli infine nel fiume. E oggi il tabloid pubblica l’immagine raccapricciante di quel che resta dei cinque animali.
CACCIA AI RESPONSABILI – Gli inquirenti danno ora la caccia al responsabile. Individuarlo però non sarà semplice, dal momento che i cani non hanno alcun segno di riconoscimento: mancano sia il chip sia il tatuaggio sull’orecchio necessari all’identificazione.

ANALISI SULLE CARCASSE – «Stiamo pensando di far analizzare le carcasse degli animali da un veterinario, così si potrà capire anche di che razza si tratta», ha spiegato un portavoce della polizia tedesca. Dalla razza degli animali, gli inquirenti potrebbero infatti fare delle deduzioni sul proprietario.

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Il Giappone riprende la caccia alle balene. Polemiche sull’uso dei fondi per lo tsunami

L’anno scorso la caccia alla balene non era stata così redditizia per la flotta baleniera giapponese. Le azioni di contrasto degli «ecopirati» della Sea Shepherd Conservation Society erano state più incisive del solito e alla fine il «bottino» era risultato relativamente misero: solo 172 esemplari catturati, circa un quinto di quanto si erano riproposti. Per questo motivo quest’anno le autorità nipponiche hanno deciso di correre ai ripari e di affiancare alle tre navi salpate martedì dal porto di Shimonoseki – con l’obiettivo di catturare 900 balene nello spazio di tre mesi – una modovedetta della guardia costiera: «Abbiamo deciso di rinforzare la sicurezza come mai prima d’ora» ha spiegato un ufficiale, senza però fornire ulteriori dettagli.

FRIZIONI DIPLOMATICHE – Una decisione che a però di creare ulteriori frizioni diplomatiche tra Tokyo e Australia e Nuova Zelanda, che considerano le acque del Southern Ocean un vero e proprio «santuario» e che considerano sì le balene come una risorsa ma solo ai fini turistici e naturalistici per la sempre più diffusa pratica del whale-watching. Il governo di Canberra ha già presentato un’azione legale alla Corte internazionale di giustizia, ma ha escluso di mettere in campo proprie unità navali per garantire la pace nelle acque internazionali in quella che si annuncia come una delle più movimentate estati artiche degli ultimi anni. Erano stati i verdi australiani a chiedere il sostegno militare del proprio governo esprimendo il timore che eventuali scontri al largo possano essere letali.

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Pedro e Buddy, pinguini gay separati per salvare la specie

Saranno separati per volere dei responsabili dello zoo di Toronto i due maschi di pinguino africano Pedro e Buddy, protagonisti di una relazione fin troppo affettuosa definita pericolosa al fine della riproduzione e del mantenimento della specie.
Erano stati trasferiti allo zoo di Toronto per potersi accoppiare con le femmine e riprodursi, ma i due pinguini – rappresentanti maschi di una specie in via di estinzione – sono diventati molto intimi. “Le due femmine li hanno seguiti, dobbiamo semplicemente far in modo che i due maschi mostrino interesse nei loro confronti”, ha spiegato Tom Mason, custode di uccelli e invertebrati allo zoo. Secondo Mason, con la specie di Pedro e Buddy in via di estinzione, lo zoo non può rischiare di far passare la stagione degli amori senza farli accoppiare.

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Il volo del rinoceronte: operazione anti caccia

Per salvarlo dalla caccia spietata dei bracconieri è stato sollevato in volo. Un rinoceronte, bendato e sedato, è stato trasportato da un elicottero a testa in giù per 1500 chilometri di strada in Sud Africa. Il Wwf sostiene che questo sistema di trasporto sia molto più sicuro rispetto ad altre alternative aeree. Le immagini mostrano la messa in sicurezza e il ‘salvataggio’

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Lily è cieca, Maddison la guida ovunque. I due alani che commuovono gli inglesi

Sono un duo fuori dal comune e la loro è una di quelle storie che appassionano non soltanto gli amanti degli animali. Due grossi alani, entrambi esemplari femmina, dei quali uno è cieco e l’altro è la fedele compagna e guida, commuovono il Regno Unito. All’età di 18 mesi Lily perde la vista. I suoi occhi da quel giorno diventano quelli di Maddison. Le due non si separano un attimo. Ora aspettano in un canile inglese l’arrivo di una nuova famiglia.

GIGANTI BUONI – È anche una storia d’amore, la loro. Se Walt Disney ci ha regalato con Lilli e il vagabondo la più bella storia d’amore tra cani del grande schermo, quella di Lily e Maddison è ancora più toccante e reale della finzione. Lily, di sei anni, e la sua inseparabile aiutante Maddison, di sette, cercano un nuovo proprietario, un padrone che sia amorevole e che abbia una casa possibilmente spaziosa per accogliere entrambi. La vicenda delle due esemplari di alano è stata raccontata dalla Bbc. Maddison non si stacca nemmeno un secondo dalla sua Lily, spiegano dal canile di Shrewsbury, nella contea di Shropshire, che da luglio ha accolto i due animali da quando i vecchi proprietari non sono più in grado di accudirle.
I cani, a quanto sembra, comunicano tra loro in modo silenzioso e vivono una vita in apparenza serena, riferisce l’emittente inglese. I responsabili del Shrewsbury Dogs Trust li descrivono come «due teneri giganti». Amano farsi accarezzare ed avere intorno gente. Maddison e Lily sono cresciuti insieme e sono diventati i migliori amici da quando lei, a soli 18 mesi, ha perso la vista. A causa di una rara malattia le sue ciglia hanno infatti cominciato a crescere verso l’interno del bulbo oculare. I veterinari sono perciò stati costretti a rimuovere i suoi occhi.

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Delfini del Mekong a rischio estinzione

Rischiano l’estinzione i delfini dell’Irrawaddy che vivono nel fiume Mekong, in Cambogia: ne restano solo 85 esemplari, secondo uno studio del WWF condotto tra il 2007 e il 2010, che indica come particolarmente allarmante la moria dei cuccioli.

ANIMALE SACRO – Il delfino dell’Irrawaddy (Orcaella Brevitrostris) è considerato sacro sia dai Khmer che dai Lao ed è una fonte importante di reddito e di occupazione per le comunità coinvolte nelle iniziative di ecoturismo di dolphin-watching. Questi delfini vivono nelle aree costiere del Sud e Sud-Est asiatico e in tre fiumi: l’Ayeyarwady (Myanmar), il Mahakam (Borneo indonesiano) e il Mekong. In quest’ultimo sono presenti in un tratto di 190 km, tra Cambogia e Laos, che sta subendo pesanti modifiche ambientali per la costruzione di centrali idroelettriche e sbarramenti fluviali. Anche se è ormai inconfutabile che la principale causa della morte dei delfini adulti è la pesca con le reti, sono poco chiare le cause della bassa sopravvivenza dei cuccioli.

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«Happy feet» pronto a tornare a casa

Il pinguino imperatore che si era perso in Nuova Zelanda ora è pronto a tornare allo stato selvatico. Abituato a vivere nel posto più a sud dell’emisfero, a circa – 50 gradi centigradi, era capitato in quel posto così lontano dove da ben 44 anni non si vedeva un animale del genere.
A 4000 KM DA CASA -Era stato trovato il 20 giugno scorso a Peca Peca Beach e subito la storia del pinguino imperatore capitato misteriosamente a 4000 km da casa aveva fatto il giro del web e del mondo. Trasferito allo zoo di Wellington, dove è stato curato dopo essersi ammalato per aver mangiato sabbia scambiandola per neve, grazie alle attenzioni ha guadagnato peso, mettendo su oltre 4 chili e ora, dopo una lunga convalescenza, sta bene. E presto potrà ritornare nell’oceano.

STAR DEL WEB -L’animale è continuamente ripreso da un web camera ed è diventato una piccola star del web con un seguito di più di 120 mila persone e gruppi dedicati su Facebook e Twitter. Il suo nome d’arte è «Happy Feet», dal lungometraggio d’animazione 3D del 2006 firmato da George Miller. La pellicola parlava del piccolo pinguino Mambo, a cui era toccato in dote un eccezionale talento nella danza al posto delle normali dote canore di cui sono dotati i pinguini. Una storia di diversità, insomma, come del resto quella di questo tenero animale che perde la strada di casa e si trova in un ambiente così differente dal suo habitat naturale, solo e diverso in un mondo che non gli appartiene.
TORNARE NELL’OCEANO – I responsabili dello zoo di Wellington sostengono che Happy Feet sia in gran forma: «Gli abbiamo costruito una mini ghiacciaia per consentirgli una temperatura adeguata, è ingrassato e gioca con il termometro». Le cure sono state possibili grazie a una campagna di raccolta fondi che ha provveduto a racimolare la cifra di 10 mila dollari, ma per ultimare il salvataggio saranno necessari altri fondi. L’obiettivo ora è restituirlo alla sua vita, lontano dai riflettori.

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Grand Cayman, il ritorno dell’iguana blu

Quasi estinta, ora in buona salute. È lieto l’epilogo di una storia di conservazione che ha come protagonisti l’iguana blu (Cyclura lewisi), imponente rettile che sfiora il metro e mezzo di lunghezza per 14 chili di peso, e l’uomo moderno. La prima regna sull’isola caraibica di Grand Cayman, e su una popolazione numerosa, per milioni di anni. Il secondo porta gatti, cani, nuovi parassiti, macchine e distrugge sistematicamente buona parte dell’habitat naturale.

DALL’ESTINZIONE AL RECUPERO – Nel 2002 meno di 25 iguane blu vivono ancora in libertà: un numero talmente sconfortante che gli scienziati dichiarano il più grande animale terrestre nativo dell’isola «quasi totalmente estinto». Ma la speranza (degli ambientalisti) non muore. Con l’aiuto di Ong locali e internazionali viene messo in piedi il Blue Iguana Recovery Program che nel giro di 9 anni moltiplica la popolazione dell’imponente lucertolone di ben 20 volte. Oggi nella Riserva di Salina vivono allo stato selvatico più di 500 esemplari.

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